DeepL Translate: Il miglior traduttore al mondo

Anche in questo caso essere e avere sono stati considerati sia come ausiliari che come verbi autonomi, dal momento che il rapporto tra trapassato remoto e trapassato prossimo è analogo a quello tra passato remoto e passato prossimo. Per appurare tale tendenza all’impoverimento, siamo ricorsi a un indice che misura la varietà lessicale denominato standardised type/token ratio (STTR) fornito dal software di analisi testuale WordSmith Tools. Questo indice è ottenuto mediante il ricalcolo da zero ogni mille vocaboli del rapporto in termini percentuali tra il numero delle parole diverse (type) e il totale delle parole o occorrenze (token) di un dato corpus; successivamente il programma procede al calcolo della media di tali rapporti percentuali.

L’assetto dell’italiano delle traduzioni in un corpus giornalistico. Aspetti qualitativi e quantitativi


Si è inteso inoltre acclarare, per quanto possibile, se nel tempo il rapporto tra la lingua dei romanzi italiani e quella dei romanzi tradotti sia rimasto stabile o se invece si siano verificati dei cambiamenti ed, eventualmente, quale sia la traiettoria di tali cambiamenti. Come è noto, il pronome tradizionale neutro di terza persona esso sta uscendo dall’uso scritto anche nella funzione di complemento indiretto. Il suo corrispettivo inglese, it, è invece molto presente tanto nella varietà scritta quanto in quella orale. Ci siamo chiesti se a questa differenza d’uso nelle due lingue corrispondesse una maggiore frequenza di esso nelle traduzioni rispetto agli originali italiani. Lo scarto tra i due generi testuali è netto nella seconda e nella terza fase, in cui la perifrasi è molto più utilizzata in traduzione. I dati confermano che in traduzione le forme enfatiche si sono sempre usate meno che nei romanzi originali coevi, come la mancata corrispondenza formale tra inglese e italiano per questo parametro lasciava presupporre. Inoltre, la mancata “difesa” del presente indicativo a favore del progressivo può indicare che la tendenza conservatrice dei traduttori dipende da certi cliché sul presunto italiano convenzionale e tradizionale. Data la necessità di un riscontro quantitativo sull’uso di tale costrutto in italiano, oltre a ricercare le desinenze del gerundio (come è stato già fatto da Cortelazzo 2007a) abbiamo associato https://www.centrotraduttorieditoriali.it/ tali desinenze a tutte le persone del presente del verbo stare, confidando in una maggiore attendibilità dei risultati data da una più puntuale contestualizzazione delle occorrenze. L’autrice discute le questioni poste dalla rilevanza del termine «traduzione» nell’ambito degli studi postcoloniali.

Per un'analisi dell'italiano tradotto nei quotidiani: considerazioni preliminari sulla costituzione di un corpus

Il fatto che nella fase centrale, tanto nei romanzi autoctoni quanto, in misura minore ma piuttosto significativa, nelle traduzioni, si ricorresse spesso alle particelle enfatiche dà sostegno all’ipotesi (cfr. Ferme 2002; Testa 1997) che anche sul versante linguistico gli anni del boom dell’editoria italiana si configurassero come un periodo di relativa libertà linguistica nella narrativa. Nella prima fase, al contrario, dove la distanza tra parlato e scritto (soprattutto letterario) era più netta, la frequenza di queste forme era molto bassa in entrambi i gruppi testuali. Rispetto al sistema dei modi e dei tempi verbali, abbiamo analizzato gli usi generalmente ritenuti in via di ridimensionamento, come nei casi del modo congiuntivo e del tempo passato remoto dell’indicativo. Ci siamo prefissi, in primo luogo, di verificare se vi fosse un’effettiva regressione nell’uso di queste forme; in secondo luogo, di osservare se in tal caso in questo processo le traduzioni si allineassero con gli originali italiani o meno.

2. https://writeablog.net/trad-contenuti/traduzione-professionale-di-documenti-settoriali-in-italiano Congiuntivo


Il terzo macroparametro riguarda quei tratti molto frequenti in inglese che hanno analoghi italiani con frequenze d’uso molto più basse. L’ipotesi di partenza è che il contatto con l’inglese promuova l’adozione di simili morfemi, forme o particelle normalmente poco usati ma già presenti nel patrimonio linguistico-grammaticale italiano, per questo motivo spesso definiti «calchi patrimoniali» (Grasso 2007). visitare Risulta pertanto infondata l’impressione di tanti (tra cui Coletti 2011), secondo cui in generale le traduzioni sarebbero linguisticamente più povere rispetto ai romanzi italiani. Vale anche la pena di ricordare, a questo punto, che mentre lo scrittore è sovrano nello scegliere di propendere o meno per il congiuntivo, un traduttore vedrà il suo lavoro sottoposto alla revisione di uno o più editor, il che potrebbe condurlo a decidere a favore degli usi linguistici più conservatori, una tendenza di cui si lamenta amaramente Milan Kundera nei Testamenti traditi (1994). Si ribadisce che l’intento dello studio era di stabilire se dal confronto tra questi gruppi testuali limitati, ma, come si è visto, comunque più consistenti di quelli adottati in molti altri studi, emergessero risultati sufficientemente interessanti e coerenti tra loro da meritare uno studio ulteriore con risorse più adeguate. Tale riduzione generalizzata può essere interpretata come una preferenza per soluzioni che evitano l’uso del pronome oppure come un segnale dell’incertezza riguardo allo standard attuale del pronome di terza persona. Sembra, infatti, che i traduttori, e più tardi anche gli autori, abbiano spesso tentato di aggirare il problema omettendo del tutto il pronome soggetto oppure oscillando, in mancanza di un modello forte di riferimento, tra le forme lui/lei ed egli/ella, dove le prime sembrano oggi prevalere anche nella funzione di soggetto. Fatta questa precisazione, osserviamo che i risultati tenderebbero a confermare una progressiva riduzione del peso del congiuntivo nella narrativa in lingua italiana, tanto negli originali quanto nei romanzi in traduzione.